Una prospettiva olistica della riabilitazione: la Neuropsicoterapia

Quando si opera nell’ambito sanitario bisogna favorire un inquadramento completo dell’individuo che non si limiti ad indagare su una specifica sfera della malattia ma al contrario è necessario assumere una visione completa della salute. Dunque è fondamentale promuovere un intervento partecipato e personalizzato attraverso una persa in carico “globale” dove il paziente, inquadrato sul proprio livello di compromissione, ha la possibilità insieme ai familiari/caregiver di essere parte attiva nella realizzazione del proprio percorso di cura. Di conseguenza si sostiene il concetto di empowerment il quale mette in risalto il dover accrescere le proprie risorse a tutela della propria salute.
Nel 1948, l’Organizzazione Mondiale della Sanità definì la salute quale stato di completo benessere fisico, mentale e sociale, non dato soltanto in assenza di malattia o di infermità. L’individuo è da considerarsi come un unicum e non un insieme di parti da trattare separatamente. In questo periodo storico di fatti, si avvia la ritrattazione del modello biomedico sin ora dominante. Secondo tale inquadramento per qualsiasi malattia esiste una causa biologica. Al contrario, come poi è stato dimostrato, l’uomo è il risultato di articolate interazioni tra fattori non solo genetici. Fu Engel, negli anni 70, ad ampliare tale modello riduzionista includendo i fattori psicosociali per la comprensione della malattia. Nasce così il modello Biopsicosociale, dove lo stato di salute e di malattia è determinato sia dai fattori biologici ma anche da quelli psicologici e sociali.
Sicuramente tale modello, che analizza il concorrere di più variabili, promuove l’obbligatorietà di una relazione tra le varie figure professionali, il paziente, la sua famiglia, il suo contesto di vita e i trattamenti da seguire.
Il ruolo dello psicologo, nei contesti in cui si opera con individui che presentano deficit cognitivi, emotivo-comportamentali e menomazioni complesse, prende una strada in cui bisogna assumere competenze della neuropsicologia, della neurologia e della psicoterapia in modo che il paziente venga assistito sia rispetto alla sua personalità pregressa ed attuale, sia cognitivamente che socialmente per garantire il più ottimale inserimento nella quotidianità. Si promuove così la Neuropsicoterapia la quale sostiene il principio “Ability to benefit” (Judd, 2012). Questo approccio è adatto a tutti coloro cui si riscontrano problemi nel comportamento, nella personalità e nelle emozioni. Gli interventi terapeutici riguardano ogni ambito di vita del paziente coinvolgendo familiari, posto di lavoro, scuola i quali faranno da supporto durante tutto il percorso riabilitativo.
È stato dimostrato che i problemi cognitivi, emotivi e comportamentali diminuiscono la qualità di vita ma al contempo i trattamenti neuropsicologici si sono dimostrati strumenti utili per affrontare tali problematiche. Oggi però la Neuropsicoterapia avvalora come la visione olistica possa essere la strada giusta verso strategie riabilitative di successo, dove sono elaborati simultaneamente i sentimenti negativi legati alla perdita del normale funzionamento, l’accettazione dei deficit presenti, la ricerca di nuovi equilibri esistenziali, il rinforzo dell’autostima affinché vi possa essere un funzionale reinserimento sociale.
In questa prospettiva la presa in carico del paziente ha come obiettivo non solo la definizione e la riabilitazione dei deficit ma mira all’integrazione delle risorse dell’individuo nel suo contesto di vita.

Dott.ssa Chiara Melia

Bibliografia

Blundo C. (2011), Neuroscienze cliniche del comportamento, Elsevier, Milano

Judd, T. (2012). Neuropsychotherapy and community integration: brain illness, emotions, and behavior. Springer Science & Business Media.